Gentili amici della redazione di Listube
Come giovane madre di un bambino sordo, ma anche come educatrice professionale, e come persona, sono felice di trovare un sito come il vostro.
Lo trovo utile, intelligente, chiaro, ma le caratteristiche del vostro lavoro che più mi hanno colpita sono la passione e la dedizione.
Ecco che il vostro impegno diviene un servizio che può sostenere molti, a vari livelli. Per l’ informazione, gli approfondimenti, e per la possibilità di entrare in contatto con il “mondo dei sordi”. Esso ha la possibilità (e responsabilità) di informare, spiegare, avvicinare, diffondere una cultura dell’accoglienza e del rispetto. Cosicchè anche la sordità possa essere meglio compresa e, attaverso l’incontro ed un pacato confronto, diventare fonte di arricchimento per tutti.
Grazie perchè, attraverso di voi, può avere voce anche l’ esperienza della mia famiglia. Si tratta di un’ esperienza positiva e serena nonostante le difficoltà, che certo non sono mancate (nè mancheranno). Un’ esperienza che non vuole porsi come modello, ma come testimonianza, in uno spirito di condivisione.
La speranza è quella che nessuna famiglia, al di là delle scelte personali e dei percorsi intrapresi, si senta sola.
…E se due genitori sono sereni, allora sono nella condizione di fare scelte consapevoli e di crescere figli felici.
Un caro saluto,
Manuela Marino Cerrato
mamma udente di Francesco (4 anni, udente) e di Giovanni (2 anni, sordo dalla nascita).
Vi mando in allegato l’articolo che scrissi sul Corriere della Sera di Milano, l’ottobre scorso.
Il titolo è “Due o tre cose che non sapete di mio figlio”.
Saluti affettuosi, Manuela
La lettera da “Il Corriere della Sera del 1 ottobre 2011”
Due o tre cose che non sapete di mio figlio
Il nome di mio figlio e i suoi dati li potete conoscere senza difficoltà. Anche il fatto che sia sordo dalla nascita non è un segreto. Gli esami clinici dicono tutto. Eppure non hanno ancora detto niente. Il suo deficit è sempre stato il punto di partenza per i medici, interessati all’ eziologia della sordità e alla riabilitazione, ma non è mai stato il mio. Alla nascita non ho visto la sua sordità, ma il mio bambino, felice che fosse arrivato nella nostra vita. Non potete sapere la gioia e la sorpresa, nel capire, giorno dopo giorno, quanto fosse efficace le sua comunicazione non verbale, che facevamo nostra avvicinandoci alla Lingua dei Segni Italiana. Non sapete l’eccitazione quando, a 11 mesi, ha fatto il suo primo segno: «mamma» …. Cos’altro non sapete di lui? Quanto ami la musica, che percepisce a livello corporeo, e che produce una gioia contagiosa; non sapete come comunichi in modo chiaro con la lingua dei segni: esprime desideri e preferenze, racconta storie, comprende le nostre consegne e le regole normalmente trasmesse a un bambino della sua età. E come si relazioni con il fratello di quattro anni – udente -, come giochi con lui. Non sapete come moduli la sua voce, come imiti i versi di alcuni animali. Lui è sempre stato un pungolo per me: la possibilità di guardare oltre, il costante allenamento a non dare nulla per scontato. Quotidianamente mi insegna una comunicazione più attenta, una prossimità più vera, una espressività più libera. Insieme a mio marito ho scelto il bilinguismo, che ritengo una possibilità educativa valida anche per chi ci sente con le orecchie. Dopo due anni, siamo felici di cogliere i frutti di un approccio globale alla sordità; non abbiamo mai accettato di guardare al bambino sordo come ad «un orecchio che non funziona». Siamo genitori normali, che non capiscono, sbagliano, si scoraggiano, però vogliamo testimoniare che la diversità può essere una ricchezza. Che un deficit, riconosciuto ed accettato, può essere fronteggiato con metodi efficaci, ma soprattutto con l’amore, la pazienza, la fantasia e la fiducia nelle risorse che ognuno di noi possiede, nessuno escluso.